L'influenza Aviaria torna a far parlare di sé. Gli ultimi sviluppi stanno preoccupando la comunità scientifica a causa dello "spillover", il "salto" di specie temuto dagli animali all'uomo. Negli ultimi mesi, sono stati registrati nuovi focolai di influenza aviaria nel mondo. In Italia sono stati confermati casi sia in uccelli selvatici che in allevamenti di pollame. L'ultima notizia arriva dalla California, ora in stato d'emergenza a causa del primo caso grave nell'uomo dovuto al contagio da ceppo A del virus H5N1. Ma come si riconosce la malattia e quali sintomi ha?
L'influenza aviaria è una malattia virale che colpisce principalmente gli uccelli, ora in grado di infettare anche gli esseri umani, al momento di rado. Recentemente, sono stati infatti segnalati nuovi focolai e infezioni nell'uomo.
Non è semplice riconoscere la malattia, ma ci sono dei segnali che dovrebbero far aumentare l'attenzione nei diretti interessati, specie in determinati contesti. I sintomi dell'aviaria negli esseri umani possono variare da lievi a gravi e includono:
• Sintomi simil-influenzali: febbre, tosse, mal di gola e dolori muscolari.
• Congiuntivite: infiammazione della congiuntiva, la membrana che riveste l'occhio.
• Difficoltà respiratorie: respiro affannoso che può evolvere in polmonite.
• Sintomi gastrointestinali: nausea, dolori addominali, diarrea e vomito.
• Alterazioni neurologiche: confusione, convulsioni.
È importante sapere che la presenza di questi sintomi, soprattutto in individui esposti a volatili infetti, richiede una valutazione medica tempestiva. La diagnosi definitiva si ottiene attraverso test di laboratorio specifici. Ma come avviene il contagio?
Il contagio umano dell'influenza aviaria avviene principalmente attraverso:
• Contatto diretto con uccelli infetti, vivi o morti.
• Esposizione a secrezioni respiratorie o feci di volatili infetti.
• Ambienti contaminati, come mercati di pollame vivo o allevamenti.
Attualmente, secondo il Ministero della Salute la trasmissione da persona a persona è considerata rara.
Per ridurre il rischio di infezione si raccomanda di:
• Evitare il contatto con uccelli selvatici e pollame malato o morto.
• Adottare misure igieniche rigorose, come lavarsi frequentemente le mani.
• Cuocere adeguatamente carne di pollame e uova.
• Utilizzare dispositivi di protezione (mascherine, guanti) se si lavora in ambienti a rischio.
In caso di sintomi sospetti e recente esposizione a volatili, è fondamentale consultare immediatamente un medico. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo sono essenziali per ridurre le complicanze associate all'influenza aviaria.
Negli Stati Uniti, la situazione è particolarmente preoccupante. La California ha dichiarato lo stato d’emergenza a causa della diffusione del virus negli allevamenti di bovini da latte, con oltre 645 aziende colpite. In Louisiana, è stato registrato il primo caso umano grave, con un paziente ricoverato in ospedale.
"Il paziente della Lousiana che ha contratto l'infezione da volatili selvatici il 18 dicembre, quello di oggi del Winsconsin che ha contratto l'infezione dal suo allevamento domestico di polli, e quelli delle settimane scorse di infezioni trasmesse dalle mucche all'uomo sono tutti eventi che se considerati singolarmente rappresentano un rischio basso di focolai epidemici, ma che se presi nel loro insieme rappresentano la prova evidente che il virus sta entrando nell'uomo", spiega all'Adnkronos il virologo Mauro Pistello, direttore dell'Unità di virologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa.
Secondo il Center for Disease Control and Prevention statunitense, da aprile 2024 ci sono stati 61 casi umani di influenza aviaria negli Stati Uniti. "A supporto di questa evidenza, vi sono analisi genetiche nei ceppi H5N1 riscontrati nell'uomo che presentano mutazioni rispetto ai ceppi nella controparte animale che lo renderebbero più adatto a replicare nell'uomo e, in un futuro prossimo, a trasmettersi da uomo a uomo", dice Pistello.
"Per ridurre il rischio di trasmissione serve una azione concertata, mondiale, dei sistemi sanitari e veterinari - sottolinea Pistello - che monitorino strettamente l'uomo, oltre che animali selvatici e di interesse zootecnico, al fine di una pronta identificazione e isolamento dei soggetti infetti e di una concomitante analisi dei soggetti, uomini e animali, nell'area geografica circostante al caso identificato. Penso che l'adattamento all'uomo sia inevitabile, ma con una strategia integrata e One Health si possano ridurre i danni e contenere l'impatto sanitario ed economico", conclude il virologo italiano.
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